Capitale della Bosnia Erzegovina, Sarajevo è una delle mete europee che molti sottovalutano ma che in realtà ha tanto da offrire. La splendida località permette di passare dai minareti ottomani alle facciate austro-ungariche, senza dimenticare le cicatrici ancora visibili della guerra degli anni Novanta. Con autenticità, racconta il suo passato fatto anche di coraggio e rinascita.
Viaggiare in sicurezza a Sarajevo
Prima di partire per la Bosnia ed Erzegovina, è importante valutare con attenzione la stipula di un’assicurazione viaggio. In caso di problemi di salute, infortuni o necessità di assistenza durante il soggiorno, avere una copertura adeguata permette di affrontare gli imprevisti con maggiore serenità, evitando costi sanitari elevati e difficoltà organizzative.
Cosa vedere a Sarajevo
Cosa vedere a Sarajevo? Abbiamo creato un itinerario tra le tappe must have assolutamente imperdibili che devi considerare se hai intenzione di organizzare un viaggio in Bosnia Erzegovina. Servono almeno 3 giorni per vederla tutta, in un weekend è possibile con un po’ di organizzazione esplorarla al meglio.
Baščaršija
Ogni visita a Sarajevo comincia qui, dal cuore pulsante della città vecchia. Baščaršija, che in turco significa più o meno “mercato principale”, era esattamente questo nel XV secolo: il bazar ottomano attorno al quale la città aveva preso forma. Oggi è un labirinto di stradine acciottolate, botteghe artigianali, caffè e ristoranti dove il tempo scorre a un ritmo tutto suo.

La cosa bella è che non serve un itinerario preciso. Puoi perderti, letteralmente, tra vicoli che cambiano nome ogni trenta metri, fermarti dove ti attira l’odore del rame lavorato o il profumo del caffè. Nel vicolo dei calderai, il Kazandžiluk, artigiani anziani battono ancora il rame a mano come si faceva secoli fa.
Sebilj
Al centro della piazza principale di Baščaršija c’è lei: la fontana Sebilj. Ottagonale, in stile moresco, costruita alla fine del XVIII secolo per poi essere ricostruita a fine Ottocento su progetto dell’architetto ceco Alexander Wittek. È uno di quei simboli che compaiono in ogni cartolina della città, e per una volta le cartoline non esagerano.
Ci sono piccioni dappertutto, sei avvisato. Ma al tramonto, quando la luce diventa dorata e i volatili si alzano in volo tutti insieme, è uno spettacolo genuinamente bello.
Moschea di Gazi Husrev-beg
Tra i monumenti simbolo che raccontano la realtà ottomana di Sarajevo c’è la moschea di Gazi Husrev-beg, la più importante della città. Costruita nel XVI secolo, porta il nome del governatore che l’ha commissionata. Al suo interno è da batticuore pur essendo essenziale; la decorazione è elegante, non sono previsti eccessi e la luce filtrata invita a riflettere. Accanto ad essa c’è la torre dell’orologio tra le più particolari da vedere.

Bezistan di Gazi Husrev-beg
A pochi passi dalla moschea si trova il Bezistan, il mercato coperto costruito dallo stesso Gazi Husrev-beg nel XVI secolo. Viene considerato uno dei mercati coperti meglio conservati e spicca per una struttura con volte in pietra che sembra essersi fermata nel tempo. Al suo interno si trovano negozi e botteghe dove fermarsi per qualche acquisto.
Cattedrale del Sacro Cuore
Passeggiando lungo il viale Ferhadija dove convivono costruzioni ottomane e palazzi austroungarici si arriva alla cattedrale del Sacro Cuore, la principale chiesa cattolica di Sarajevo e oggi sede dell’arcidiocesi di Vrhbosna. Costruita tra il 1884 e il 1889 si fa notare con uno stile neogotico dominato da 2 torri che si alzano in cielo e un rosone centrale dal design straordinario.
L’interno ha un altare maggiore in marmo rosso tirolese che è difficile dimenticare. Ma la cosa che ti colpisce di più, uscendo, è quello che trovi sull’asfalto davanti all’ingresso: una Rosa di Sarajevo, il segno di resina rossa che riempie il cratere lasciato da una granata

Chiesa Ortodossa della Natività della Madre di Dio
Sarajevo mostra com’è possibile far convivere più culture e religioni nella stessa città, non lontana dalle moschee c’è infatti la chiesa ortodossa della Natività della Madre di Dio. Costruita nel 1868 è la cattedrale ortodossa più grande di tutta la Bosnia Erzegovina e con le sue 5 cupole e un campanile dorato lascia tutti a bocca aperta.
Localmente la chiamano “la Nuova Chiesa Ortodossa” per distinguerla da quella cinquecentesca lì vicino, fatto che già la dice lunga su quanto stratificata sia la storia di questo posto.
Sinagoga di Sarajevo
A Sarajevo siamo in un contesto di multiculturalità e lo dimostra la presenza di luoghi di culto di varie religioni. La presenza ebraica è sicuramente tra le più forti ed è testimoniata dalla sinagoga Aschenazita. Una delle poche ancora attive nella regione, si distingue per vetrate colorate e decorazioni intricate oltre al maestoso hekhal che custodisce i rotoli della Torah creano un’atmosfera di rara solennità.
Ponte Latino
Ci sono luoghi che involontariamente fanno la storia e non per la loro costruzione, il ponte Latino è uno di questi. Il ponte in sé non è particolarmente scenico con le sue quattro arcate ma è stata una delle pagine della storia più significative: proprio qui nel giugno del 1914 c’è stato l’attentato all’arciduca Ferdinando d’Austria e a sua moglie Sofia; le pagine della storia incolpano questo incidente come il responsabile dell’inizio della Prima guerra mondiale.

Municipio di Sarajevo (Vijećnica)
Spostandosi sulla riva destra della Miljacka si può visitare il Vijećnica, uno degli edifici più spettacolari della città. L’edificio in stile neo-moresco è stato costruito nel 1896 ma è cento anni dopo che inizia a far parlare di sé. Durante l’assedio nell’estate del 1992 un incendio è divampato nell’edificio bruciando gran parte del patrimonio culturale custodito all’interno della biblioteca. Oggi ospita il municipio ma è possibile entrarci per visitare una mostra permanente che racconta la storia della città.
Mercato Markale
A pochi passi dalla città vecchia, il Mercato Pijaca Markale ha tutto quello che ci si aspetta da un mercato cittadino vivace: bancarelle di frutta e verdura locale, fiori, formaggi, il rumore ordinario di una mattina qualsiasi. Ma su un lato del mercato c’è un muro rosso con i nomi incisi di chi è morto qui. Perché questo posto non è solo un mercato.
Nel 1994 un bombardamento uccise 68 persone innocenti. L’anno dopo ne morirono altre 43. Due eventi che accelerarono gli accordi di pace di Dayton, se questo può essere considerato una magra consolazione. Sul pavimento, una Rosa di Sarajevo ricorda esattamente il punto in cui esplose la granata.
Tunnel della Speranza
Se dovessimo consigliare un solo posto da visitare assolutamente a Sarajevo per capire meglio il suo passato e in modo particolare l’assedio 92-95 sarebbe il Tunnel della Speranza conosciuto anche come Tunnel Spasa. Scavato dai volontari bosniaci su turni di 8 ore, ha richiesto 6 mesi di lavoro in condizioni impossibili. L’obiettivo era collegare Dobrinja e Butmir garantendo il passaggio di cibo e aiuti umanitari. Non è in centro, serve un taxi o un’auto per arrivarci perché è in zona aeroporto ma merita assolutamente una visita.
Museo dell’Infanzia di Guerra
Il War Childhood Museum ha aperto nel 2017 e nel 2018 si è aggiudicato il Council of Europe Museum Prize. Non è un museo nel senso tradizionale del termine. È una raccolta di oggetti donati da persone che erano bambini durante l’assedio e che hanno scelto di condividere un ricordo tangibile di quegli anni: giocattoli, diari, fotografie, lettere.
Funivia di Trebević
Sul monte Trebević, a pochi minuti dal centro, sale la Sarajevska Gondola: una funivia panoramica che in circa sette minuti ti porta a 1.160 metri di altitudine. I biglietti hanno un costo di circa 15 euro andata e ritorno. Già durante la salita, guardandoti attorno, capisci perché gli abitanti di Sarajevo amino così tanto questa montagna.
In cima c’è un bar-ristorante con terrazza panoramica, sentieri nel bosco, aria buona e quella quiete che nelle città manca sempre. Salici per il panorama sulla città, con i tetti rossi, i minareti e il serpente del fiume Miljacka che scorre in fondo alla valle.

Monte Trebević
Il Trebević è una meta amata dai sarajevesi, che ci salgono a piedi, in bici o con la funivia nelle giornate di sole. Ma il pezzo forte, almeno per chi arriva da fuori, è la pista da bob costruita per le Olimpiadi Invernali del 1984: le prime invernali a svolgersi in Jugoslavia e simbolo di una vera e propria rinascita.
Quello che trovi oggi è lo scheletro di quella promessa. La pista non è mai stata smantellata, ma la guerra del 1992 l’ha trasformata: durante la guerra il monte Trebević divenne una posizione strategica per le forze che assediavano Sarajevo e la pista subì gravi danni. Negli anni, il cemento è diventato una tela: murales coloratissimi ricoprono ogni centimetro, e il contrasto tra la bellezza dei dipinti e la storia del luogo è qualcosa che non sai bene come processare.
Bastione Giallo
Per il tramonto, vai al Bastione Giallo. Žuta Tabija, come lo chiamano qui, è un forte difensivo del XVIII secolo arroccato sulla collina sopra Baščaršija, raggiungibile in 10-15 minuti a piedi dalla Piazza dei Piccioni. La salita è decisamente ripida, ma la fatica dura poco e la vista effetto wow che regala ripaga dell’impegno.
Dall’alto si abbraccia tutta la valle di Sarajevo: i tetti rossi della città vecchia, i minareti che puntano verso il cielo, le guglie delle chiese, il nastro del fiume. E poi, sui fianchi delle colline tutt’intorno, file e file di lapidi bianche. Al tramonto quella luce arancione li colora di qualcosa che non ha nome. Porta una giacca, siediti sulle mura, e stai in silenzio per qualche minuto. Ne vale la pena.
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